Cosenza, Italia
Este estudio aborda dos cuestiones debatidas en la doctrina y jurisprudencia penal en Italia: la cadena perpetua sin revisión y el régimen penitenciario especial. Ambas instituciones están unidas por el hecho de que en la mayoría de los casos se aplican a condenados por delitos de delincuencia organizada, en particular mafiosos. Esta investigación su génesis histórica, su regulación, sus fines aparentes y los que en la práctica han asumido estas instituciones, escudriñando también la jurisprudencia del Tribunal Constitucional italiano y del Tribunal Europeo de Derechos Humanos. Las conclusiones ponen de relieve que el verdadero objetivo de la cadena perpetua y de la prisión “dura” en Italia probablemente no solo sea impedir que el delincuente reanude o continúe sus relaciones con organizaciones criminales, sino también intentar obligar al recluso a cooperar con la justicia, lo cual plantea problemas de compatibilidad con muchos principios de la Constitución italiana y del Convenio Europeo de Derechos Humanos.
This study addresses two issues debated in criminal doctrine and jurisprudence in Italy: life imprisonment without review and the special prison regime. Both institutions are linked by the fact that in most cases they are applied to those convicted of organised crime, particularly mafia members. This research examines their historical origins, their regulation, their apparent purposes and those that these institutions have assumed in practice, also scrutinising the jurisprudence of the Italian Constitutional Court and the European Court of Human Rights. The conclusions highlight that the real objective of life imprisonment and “hard” prison in Italy is probably not only to prevent the offender from resuming or continuing their relations with criminal organisations, but also to try to force the prisoner to cooperate with the justice system, which raises problems of compatibility with many principles of the Italian Constitution and the European Convention on Human Rights.
Questo studio affronta due questioni dibattute nella dottrina e nella giurisprudenza penale italiana: l’ergastolo senza revisione e il regime penitenziario speciale. Entrambi gli istituti sono legati dal fatto che nella maggior parte dei casi sono applicati ai condannati per reati di criminalità organizzata, in particolare per reati di mafia. La ricerca esamina la loro genesi storica, la loro regolamentazione, le finalità apparenti e quelle che nella pratica questi istituti hanno assunto, esaminando anche la giurisprudenza della Tribunale costituzionale italiana e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Le conclusioni evidenziano che il vero scopo dell’ergastolo senza revisione e del carcere “duro” in Italia probabilmente non è solo quello di impedire al reo di riprendere o continuare i suoi rapporti con le organizzazioni criminali, ma anche quello di cercare di costringere il detenuto a collaborare con la giustizia, il che pone problemi di compatibilità con molti princìpi della Costituzione italiana e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.