Il presente scritto analizza la motivazione della sentenza resa il 29 aprile 2025 dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea nella causa C-181/23 Commissione c. Malta, dove è stato affermato che i programmi di cittadinanza per investimento (CBI, golden passport), ai sensi dei quali la cittadinanza è conferita attraverso una transazione commerciale violano gli articoli 20 TFUE e 4, par. 3, TUE. Se l’esito della pronuncia può essere considerato politicamente accettabile, il percorso argomentativo adottato dalla Corte merita una valutazione critica. Nello specifico, la Corte di giustizia si è discostata dalle argomentazioni di entrambe le parti, sviluppando un ragionamento autonomo che non si basa sul concetto di genuine link così come inteso nel diritto internazionale generale. Viceversa, la Corte ha preferito fondare la propria decisione esclusivamente sui principi di solidarietà e buona fede all’interno dell’ordinamento giuridico europeo. Lo scritto esamina altresì il possibile impatto della sentenza sul più ampio quadro giuridico delle norme sulla cittadinanza degli Stati membri. Keywords: citizenship by investment, solidarity, genuine link, European Union, Malta. Parole chiave: cittadinanza per investimento, solidarietà, genuine link, Unione Europea, Malta.
This article investigates the reasoning of the judgment rendered on 29 April 2025 by the Grand Chamber of the Court of Justice of the European Union in the case C-181/23 Commission v. Malta, where it was ruled that citizenship-by-investment programmes (CBI, golden passport) under which citizenship is conferred through a commercial transaction violate Article 20 TFEU and Article 4(3) TEU. While the outcome of that decision may be regarded as politically acceptable, the argumentative path followed by the Court should be critically appraised. Notably, the CJEU departed from the arguments made by both parties, by developing an independent line of reasoning that does not rely on the concept of a genuine link as understood in general international law. The CJEU rather preferred to rely exclusively on the principles of solidarity and good faith within the EU legal framework. This comment takes also into account the possible impact of the judgment on the broader legal framework governing nationality laws of Member States.