Bolonia, Italia
The article examines the complex evolution of derivative contracts entered into by Italian territorial public authorities, with particular attention to the impact of recent regulatory and judicial developments on the transnational litigation that arose in the aftermath of Brexit. Beginning with the domestic regulatory framework, the analysis traces the progressive narrowing of the conditions under which such derivatives are deemed valid, in light of constitutional principles of budgetary balance, sound financial management, and limits on the indebtedness of local authorities. Against this background, the paper focuses on key issues of private international law faced by Italian courts when assessing the derogatory effect of forum selection clauses contained in ISDA Master Agreements, as well as the recognition and enforcement of decisions rendered by English courts in this field. It argues that the constitutional principles underpinning the Italian legal regime governing derivative contracts are capable of shaping the content of international public policy before Italian courts. The article concludes with a critical assessment of approaches favoring the recognition in Italy of English jurisdictional decisions, highlighting the undue interference such solutions may produce with the exercise of the Kompetenz-Kompetenz of the Italian court first seized.
Il contributo esamina la complessa vicenda dei contratti derivati stipulati dagli Enti pubblici territoriali italiani, analizzando l’impatto che le recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali hanno prodotto sul contenzioso transnazionale sviluppatosi all’indomani della Brexit. Muovendo dal quadro regolatorio interno, che ha progressivamente delimitato l’area di liceità dei derivati in ossequio ai principi costituzionali di equilibrio di bilancio, sana gestione finanziaria e limiti all’indebitamento degli Enti locali, il lavoro si sofferma sui problemi di diritto internazionale privato che investono il giudice italiano, allorché sia chiamato a valutare, da un lato, la portata derogatoria delle clausole di scelta del foro contenute negli ISDA Master Agreements e, dall’altro, i presupposti e i limiti di efficacia, nell’ordinamento interno, delle decisioni rese dai giudici inglesi in materia. Dopo aver sostenuto che i principi costituzionali che informano la disciplina dei contratti derivati degli Enti pubblici territoriali sono idonei a integrare il contenuto dell’ordine pubblico internazionale, il contributo conclude formulando una valutazione critica dell’orientamento favorevole al riconoscimento in Italia di decisioni inglesi sulla giurisdizione, evidenziando gli indebiti effetti di ingerenza che tale approccio legittima rispetto all’esercizio della Kompetenz-Kompetenz del giudice italiano previamente adito.