The paper delves into the issue of the admissibility of “illicit” evidence in criminal proceedings, i.e. evidence gathered in breach of rules other than those that regulate the criminal proceedings. After attempting to provide a notion of “illicit” evidence and investi-gate the possible reasons for its exclusion, the Italian criminal procedural law is analysed in order to understand how such evidence is dealt with by the Code of Criminal Procedure and the case-law of the Supreme Court. Finally, an attempt is made to find a compromise between Italian formalism and the concrete approach of the European Courts, capable of remedying the inadequacy of the Italian system of evidentiary exclusion
Il lavoro approfondisce il tema della utilizzabilità della prova illecita nel procedi-mento penale, ossia, in senso lato, quella prova acquisita in violazione di norme diverse da quelle che regolano specificamente le attività procedimentali. Dopo aver tentato di fornire una nozione di prova illecita e di indagare le possibili ragioni della sua esclusione, viene analizzato l’ordinamento processuale penale italiano al fine di capire quale sia il trattamen-to riservato a questa tipologia probatoria dal codice di rito e dalla giurisprudenza della Cas-sazione. Dopodiché, ancora con il medesimo intento, l’attenzione ricade sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e su quella della di Corte di Giustizia UE. Infine, si tenta di ricavare una soluzione di compromesso fra il formalismo italiano e l’approccio casistico sovranazionale, in grado di rimediare almeno in parte alla riscontrata adeguatezza del sistema domestico di esclusione probatoria.