In questo saggio intendo mettere a fuoco alcune questioni teoriche sulle norme inespresse, nella convinzione che si tratti di una categoria estremamente importante per capire il lavoro dei giuristi, anche quando (e forse, soprattutto quando) questi ultimi si astengono dal dichiararne espressamente l’utilizzo. Allo stesso tempo, credo che questa nozione porti allo scoperto i limiti intrinseci di alcuni concetti abitualmente impiegati nella teoria dell’interpretazione, specialmente di stampo analitico, quali “interpretazione”, “integrazione”, “cornice di significati ammissibili”, e simili: una discussione sulle norme implicite può dunque essere una valida occasione per una riflessione più generale sull’interpretazione giuridica. Ad ogni modo il mio scopo, qui, è di problematizzare la nozione di norma inespressa, e la correlativa distinzione con le norme espresse, senza con ciò necessariamente rifiutare né l’una né l’altra.
The aim of the essay is to put to test some theoretical issues surrounding the topic of “unstated norms”. The underlying assumption is that a reflection on un- stated norms is able to bring to the fore several important features of the job of jurists, even when – possibly, most of all when – jurists deny that they are indeed working with unstated norms. At the same time, the notion of unstated norm paves the way to a critical reflection on some conceptual tools often deployed in analytical jurisprudence, such as “interpretation”, “construction”, “legitimate meanings”, and the like. Accordingly, an inquiry on unstated norms may prove a valuable occasion for a more general reflection upon legal interpretation.