Il contributo propone una rilettura del rapporto tra impresa e lavoro alla luce della crisi del paradigma liberale e dell'emergere di una sensibilità post-liberale. Muovendo da una diagnosi delle derive tecnocratiche, identitarie e nichiliste che attraversano il pensiero politico e giuridico contemporaneo, si delinea una proposta fondata sulla ricostruzione dei legami comunitari, sulla dignità del lavoro come attività relazionale e generativa, e sull'impresa come istituzione civica. In questa prospettiva, il diritto del lavoro può tornare a essere strumento di democrazia sostanziale e architettura giuridica del bene comune. Lungi dall'essere utopia regressiva, il post-liberalismo propone un ordine sociale fondato su radicamento, reciprocità e partecipazione, capace di rispondere alla doppia crisi – materiale e simbolica – della modernità tardo-capitalista
The essay proposes a reinterpretation of the relationship between business and labour in light of the crisis of the liberal paradigm and the emergence of a post-lioberal sensibility. Starting from a diagnosis of the thecnocratic, identitarian, and nihilistic tendencies that pervade contemporary political and legal though, it outlines a proposal based on the reconstruction of community bonds, the dignity of work as a relational and generative activity, and business as a civic institution. From this perspective, labour law can once again become an instrument of substantive democracy and a legal architecture for the common good. Far from being a regressive utopia, port-liberalism proposes a social order founded on rootedness, reciprocity, and participation, capable of responding to the dual crisis - material and symbolic - of late-capitalim modernity