Le città europee sono chiamate oggi a fronteggiare molteplici sfide: da un lato, si trovano a gestire un aumento significativo dell’urbanizzazione entro il 2050, dall’altro sono impegnate nel raggiungimento della completa decarbonizzazione della mobilità europea e nel percorso che mira a garantire un accesso per tutti alle aree urbane. A questo proposito, la Commissione Europea ha introdotto i c.d. Piani di Mobilità Urbana Sostenibile (PUMS) quale strumento politico per supportare i governi locali nello sviluppo di politiche che rispondano alle esigenze di mobilità e favoriscano l’inclusione sociale. I PUMS nascono senza dubbio come strumenti politici per gli enti locali ma il loro sviluppo e la loro attuazione sono affidati ad un complesso sistema di governance multilivello che quindi non rimane circoscritto alla realtà comunale ma si proietta verso l’alto fino a necessitare del supporto statale e/o europeo. In questa prospettiva, le politiche comunali si fanno promotrici di esigenze specifiche ma nel rispetto dei quadri normativi e di meccanismi di finanziamento più ampi, nazionali e sovranazionali: una struttura di governance che richiede di bilanciare le priorità municipali, più vicine ai cittadini, con obiettivi di sostenibilità globali, come la riduzione delle emissioni e l’integrazione della mobilità multimodale, definiti ad esempio a livello nazionale/sovranazionale. L’articolo presente si propone di indagare gli strumenti a disposizione degli Stati membri per inquadrare le problematiche della mobilità in una governance multilivello, secondo le indicazioni dell’UE. Il diritto alla mobilità si presenta come un diritto sociale ponendo questioni concernenti strumenti di regolamentazione, leggi, tariffe e categorie di confine che consentono o facilitano la circolazione di alcuni a scapito di altri, in chiaro contrasto con l’ideale di un diritto universale e individuale alla mobilità. Allo stesso tempo, l’aumento della circolazione di persone e merci ha generato e continua a generare numerosi problemi e costi sociali, economici e ambientali in termini di inquinamento atmosferico e acustico.
European cities today face multiple challenges: on the one hand, they are faced with a significant increase in urbanization by 2050, and on the other, they are committed to achieving the complete decarbonization of European mobility and ensuring universal access to urban areas. In this regard, the European Commission has introduced Sustainable Urban Mobility Plans (SUMPs) as a policy tool to support local governments in developing policies that address mobility needs and promote social inclusion. SUMPs undoubtedly originate as policy tools for local authorities, but their development and implementation are entrusted to a complex multilevel governance system that is therefore not limited to the municipal level but extends upward to the point of requiring state and/or European support. From this perspective, municipal policies promote specific needs while respecting broader national and supranational regulatory frameworks and funding mechanisms. This governance structure requires balancing municipal priorities, which are closer to citizens, with global sustainability objectives, such as reducing emissions and integrating multimodal mobility, defined for example at the national/supranational level. This article aims to explore the tools available to Member States to address mobility issues within a multilevel governance framework, in accordance with EU guidelines. The right to mobility presents itself as a social right, raising questions regarding regulatory instruments, laws, tariffs, and border categories that allow or facilitate the movement of some to the detriment of others, clearly contradicting the ideal of a universal and individual right to mobility. At the same time, the increased movement of people and goods has generated and continues to generate numerous social, economic, and environmental problems and costs in terms of air and noise pollution.