Prendendo spunto da Metodologia e diritto civile. Una prospettiva filosofica di Vito Velluzzi, lo scritto si propone di gettare luce sul peculiare modo di concepire la filosofia del diritto che Velluzzi adotta e applica nel suo libro: la “concezione internalista”, corrispondente alla varietà giusfilosofica che propongo di denominare “filosofia giuridica internalista”. Originariamente inaugurata da Letizia Gianformaggio (1944-2004), esponente tra le più importanti della filosofia del diritto italiana contemporanea, la filosofia giuridica internalista si caratterizza per esigere che la filosofia del diritto sia un’impresa intellettuale condotta non già al di fuori, o parallelamente, all’approccio dottrinale al diritto da parte degli operatori giuridici (giuristi e giudici), bensì all’interno del conoscere e dell’agire di costoro. Il filosofo del diritto deve diventare un filosofo-giurista, o non essere affatto un filosofo del diritto. Secondo i princìpi della filosofia giuridica internalista, ciò richiede che i filosofi del diritto si occupino dello stesso diritto di cui si occupano gli operatori giuridici (il diritto positivo), si misurino con gli stessi problemi che gli operatori giuridici affrontano nella loro pratica quotidiana, forniscano agli operatori giuridici gli strumenti sempre più raffinati necessari per svolgere al meglio i loro compiti (in modo più razionale e orientato alla giustizia), e, non ultimo, prendano parte alle controversie giuridiche, al fine di aprire nuove strade, sostenere gli operatori giuridici nelle loro battaglie e, se necessario, sostituirsi ad essi e correggerne l’operato. Dopo aver messo in luce questi princìpi (§ 1), lo scritto esamina i rapporti tra la filosofia giuridica internalista e le investigazioni metadottrinali che Bobbio ha chiamato “metagiurisprudenza” (§ 2), offrendo, infine, una ricostruzione del metodo della filosofia giuridica internalista adottato da Velluzzi (§ 3).
Taking the lead from Vito Velluzzi’s Metodologia e diritto civile. Una prospettiva filosofica (Methodology and Civil Law. A Philosophical Perspective), the paper casts light upon the peculiar way of conceiving legal philosophy Velluzzi adopts and puts to work in his book: namely, the “internalist conception”, corresponding to the variety of “internalist jurisprudence” (as I propose to call it). Originally inaugurated by Letizia Gianformaggio (1944-2004), a leading Italian legal philosopher, internalist jurisprudence characterizes for requiring legal philosophy to be an intellectual enterprise carried out not outside of, or side by side to, the doctrinal approach to law by jurists and judges, but, rather, inside of their knowing and acting. The legal philosopher must become a philosopher-jurist (in this wide sense of “jurist”), or else be no-legal philosopher at all. According to internalist jurisprudence’s principles, this requires legal philosophers dealing with the same law jurists deal with (positive law), coping with the same problems jurists face in their everyday practice, providing jurists with the ever refined tools needed for better performing their tasks (in a more rational and justice-oriented way), and, not the least, taking part to juristic disputes, in order to break new paths, support, and, if necessary, replace and correct them. After casting light on these principles (§ 1), the paper reviews the relations between internalist jurisprudence and the metadoctrinal enterprise Bobbio called “metagiurisprudenza” (§ 2) and offers, finally, a reconstruction of the method of internalist jurisprudence Velluzzi adopts (§ 3).